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Oriente / Occidente
| La morte è in giro e i bambini giocano. |
| di Stefano Beccastrini
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Infanzia, ambiente, salute nel tempo del sapere e della guerra
“Sulla riva di mondi senza fine i bambini si incontrano…
La morte è in giro e i bambini giocano…
Sulla riva di mondi senza fine i bambini si incontrano...”
Rabindranath Tagore
E’ una grande soddisfazione, per noi toscani (figli di una Regione-Canaglia, a detta del turpe governo che sta sgovernando e svendendo l’Italia) che queste giornate internazionali sulla salute dei bambini avvengano proprio a Firenze, la città del primo Ospedale degli Innocenti, la città delle prime legislazioni sul divieto di abbandono dei bastardi (sarà per questo che, per noi toscani, essere bastardi, ovverosia un po’ di “sangue misto”, è piuttosto un onore che una vergogna), la città (per venire a più recenti, altrettanto gloriosi, avvenimenti) del Social Forum Europeo di pochi mesi fa.
Mio compito, in tali giornate, è quello di presentare l’edizione italiana del volume, prodotto in versione inglese dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), "Salute dei bambini e ambiente: una rassegna delle conoscenze". Di tale volume, io stesso (come dirigente del settore informazione e formazione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, ARPAT, e con la collaborazione dell'Associazione italiana dei Medici per l'Ambiente, ISDE) ho voluto e promosso, con tutta la convinzione e l’insistenza di cui in queste occasioni sono capace, la traduzione e la pubblicazione italiane. Pare che in Italia ormai quasi tutti sappiano l'inglese (ancor più lo sapranno, al pari di Internet e dell'Aziendalismo, i nostri figli e nipoti quando avranno frequentato le squallide scuole che va loro preparando la ministra della "pubblica distruzione"), però ho pensato che offrire in italiano, alla crescita culturale non soltanto dei medici ma anche e soprattutto dei cittadini italiani, questa importante fonte di conoscenza sui rapporti tra l'ambiente e la salute infantile fosse opera meritoria.
La questione della salute infantile, e dei suoi rapporti con l’ambiente (che vuol dire tante cose, molte di più di quelle che l’ambientalismo naturalistico sappia, seppur generosamente, immaginare) credo rappresenti una questione-simbolo, una questione epocale di valore indicatorio, del nostro tempo e della sua giustizia, della sua intelligenza, della sua sostenibilità complessiva. Lo ha ben affermato Giorgio Tamburlini, il bravo pediatra triestino che è consulente dell'OMS e tra i curatori del libro qui presentato, nel suo "Un futuro sostenibile? Riflessioni a partire dalla condizione dell'infanzia nel mondo": "I bambini sono al centro del problema dello sviluppo sostenibile: l'analisi della loro condizione al giorno d'oggi e di quali siano gli scenari più probabili del loro futuro costituiscono un'ottima traccia per provare a dare delle risposte agli interrogativi sulla sostenibilità…". Sulla sostenibilità tutta, beninteso: sulla sostenibilità del mondo intero, poiché un mondo insostenibile per i bambini è un mondo insostenibile tout court, oltre che indegno tout court. Per questo l'UNGASS (la Speciale Sessione per l'Infanzia dell'Assemblea dell'ONU) ha emanato nel 2002 un solenne documento intitolato "Creating a World fit for Children": poiché un mondo adatto ai bambini è un mondo adatto alla vita di tutti e un mondo in cui ogni bambino diventa "disadattato" è un mondo disadatto per tutti.
La questione della tutela ambientale della salute infantile (nel suo mettere in campo competenze ecologiche, epidemiologiche, pediatriche) è un tipico terreno di integrazione privilegiata, o meglio da cominciare a privilegiare, tra operatori appartenenti a istituzioni, enti, aggregazioni sociali le più diverse. Come tutte le grandi questioni, essa non è burocraticamente/specialisticamente sequestrabile: non esiste, per fortuna, nessun esperto assoluto in “tutela del bambino”, poiché non c’è nessun esperto, per fortuna, in “tutela della vita”: si tratta di una responsabilità universale, socialmente e istituzionalmente trasversale, e di una competenza di cui tutti i saperi sono portatori, quelli del medico come quelli dell'operaio, quelli del politico come quelli dell'uomo della strada, delle casalinghe di Voghera, dei movimenti sociali, eccetera eccetera eccetera…
Nel mio "Promozione della salute e protezione dell'ambiente. Proposte per l'integrazione" (uscito in una collana che dirigo per l'editore CSE di Torino e che si chiama "Comunicazione in sanità") ho dedicato al Progetto-Tutela della salute infantile un paragrafo centrale del capitolo sugli "Scenari dell'integrazione". Faccio, in esso, riferimento al Documento ONU già poco sopra citato e in particolare all'Ottavo dei suoi Dieci Principi Fondamentali (dell'unico fondamentalismo che amerei, se davvero diventasse operativo più che retorico): sono Dieci Principi tutti importanti, solenni, perfino commoventi, soprattutto nel non vederne affatto l'attuazione concreta (penso, per esempio, al Principio che riguarda la protezione dei bambini dalla violenza e mi vengono in mente certe immagini terrificanti di "guerra vicina", riguardanti anche bambini massacrati, che tutte le sere noi, e i nostri bambini, vedono in televisione). L'Ottavo Principio, comunque, riguarda il "Proteggere la terra per i bambini", un Principio generale che contiene espliciti riferimenti anche alla necessità di tutelare la salute dei bambini dai rischi provenienti dall'ambiente, inteso in senso lato (ovverosia anche nelle sue coordinate sociali, economico-politico, militari: ciò che sta avvenendo in queste stesse ore in Iraq è un esempio di come si può oltraggiosamente non proteggere, anzi distruggere, la terra per i bambini).
Vengo alfine al tema centrale di questa relazione ovverosia alla presentazione della traduzione/pubblicazione italiana del volume dell'OMS "Children's health and environment: a review of evidence" (Salute dei bambini e ambiente: una rassegna delle conoscenze). Le conoscenze non sono le certezze: nessun scienziato, e nemmeno nessun (sempre più numeroso) cittadino informato e consapevolmente partecipante all'eco-democratico governo del proprio territorio e della propria comunità locale, scambierebbe conoscenze (sempre incerte, parziali, probabilistiche) con certezze: le conoscenze della ricerca scientifica e dell'impegno civile, se debitamente rese diffuse e trasparenti, garantiscono alle persone libertà di scelta e partecipazione attiva, mentre le certezze della ciarlataneria (di qualunque natura, da qualunque fonte proveniente: quella che dice che l'inquinamento da traffico dell'aria urbana provoca, butto là una cifra tanto per scherzare, il 32,785 % delle broncopneumopatie infantili o che il fumo provoca, butto là un'altra cifra tanto per scherzare, il 77,942 % di tutti i tumori polmonari della popolazione) lo confermano nella sua condizione di "bevitore di arroganti, e false, verità altrui".
Questo libro, molto seriamente e rigorosamente, propone una rassegna delle conoscenze attuali (e virtuose) non delle certezze false (e virtuali): è un libro che non dà, eccessivamente, i numeri (i numeri li danno, eccessivamente, soltanto i matti o, giustappunto, i ciarlatani). Ne dà alcuni, neppure pochi in realtà, con grande intelligenza e misura nell'interpretarli (come si sa, i numeri in sé non servono a nulla, se non diventano "indicatori" di qualcosa). In tal senso, essi sono più che sufficienti per indurre diffusa preoccupazione e marcata indignazione, nonché voglia e capacità di cambiare: modelli di sviluppo, strategie di gestione del territorio, comportamenti sociali e personali.
Dal volume si ricavano molte, e tutte angoscianti, relazioni tra la salute dei bambini e l'inquinamento atmosferico, quello acustico, quello alimentare e così via. Se qualcuno (politico, giornalista, imprenditore, intellettuale che sia) ritenesse che tali dati siano pochi, poichè non dimostrano al cento per cento che i bambini che vivono a Firenze (non parliamo di quelli che vivono, chissà ancora per quanto, a Bagdad) si ammalano di una certa malattia tre o quattro o cinque volte di più dei bambini che vivono a Vallombrosa, costui cerchi altrove la fonte non scientifica e non-etica della propria confusa e forse in malafede ricerca della Certezza.
Noi uomini di scienza e di cultura (e d'etica: senza il cui lievito non si sviluppano né vera scienza né vera cultura) diffondiamo ciò che sappiamo davvero (in genere, poco ma buono) e come lo sappiamo (in genere, tramite dubbi, ricerche, incertezze infinite): insomma, diffondiamo varie buone conoscenze e molte altrettanto (e forse più) buone incertezze. Il compito di diffondere troppe false conoscenze da cui ricavare troppe false certezze lo lasciamo volentieri ad altri, ma sia chiaro che addurre le inevitabili incertezze e parzialità della conoscenza scientifica come alibi dell'inazione e del mancato cambiamento è operazione immotivata, illegittima nonchè moralmente, oltre che politicamente, riprovevole.
Mi avvio a concludere questa relazione.
Prima di farlo vorrei accennare al fatto che, parlando del rapporto tra i bambini e l'ambiente, parliamo non soltanto dell'ambiente in generale, quello ormai alquanto inquinato delle nostre città e persino delle nostre campagne bensì anche quello delle nostre case (il libro OMS-EEA dedica uno specifico, interessante capitolo all'argomento), quello delle nostre scuole (in cui si può morire, come è avvenuto non molti mesi fa in Abruzzo, e comunque si può quotidianamente star male, come testimoniano ormai innumerevoli studenti e innumerevoli professori), quello dei nostri ospedali (o reparti ospedalieri) pediatrici e così via.
Nel suo "Quando un paziente è un bambino. Problemi di relazione" (recentemente uscito nella già rammentata collana "Comunicazione in sanità" di CSE) una brava pediatra e cara amica, Lucilla Ricottini, ci ricorda come l'ambiente, per il bambino ma non soltanto per lui, sia fatto anche di intelligenza relazionale, di competenza comunicativa, di costruzione di situazioni favorenti la serenità e così via. Ciò vale per la casa, per la scuola, per l'ambulatorio così come per la corsia ospedaliera. Non scordiamocelo mai, noi medici che siamo oggi a discutere tra noi, di salute infantile nei suoi rapporti con l’ambiente, in un luogo, l’Ospedale Meyer di Firenze, che rappresenta uno storicamente glorioso e modernamente efficiente scenario d’amore ancor prima che di cura per i bambini stessi...
L'ambiente è anche ambiente relazionale e i buoni medici, soprattutto i buoni medici dei bambini, lo sanno e si comportano di conseguenza: di Carlo Urbani ("medico-eroe", lo ha chiamato giustamente qualcuno, ma a me piace di più il termine "medico-umanista" con cui lo ha definito Michele Serra) ha detto una persona che lo conosceva da vicino (il suo parroco) "Aveva la capacità speciale di saper parlare ai bambini". Non conosco, dai tempi di Cristo in poi, più bell'elogio che si possa fare di un adulto: Bush e Saddam Hussein forse passeranno alla storia per molti motivi, ma non certo, a loro vergogna, in quanto persone capaci di “saper parlare con i bambini” (né mai sapranno cosa hanno perso, non essendo stati di ciò capaci).
Proprio nella Presentazione che ho scritto per il succitato libro di Lucilla Ricottini ho utilizzato una mia ricorrente, e sempre commovente, lettura, quella de "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupery. Riporto quel breve passo, affidandogli il compito di concludere anche questa relazione: "Possediamo ormai un patrimonio di conoscenze scientifiche, analisi etiche, sensibilità culturali, metodologie educative, aspirazioni sociali e politiche, ricchezze economiche, tali da permetterci finalmente, prima epoca nella millenaria storia dell'Umanità, di fare della nostra Arancia Blu (tale parve la terra, anni fa, a un astronauta mandato nello spazio a cercare chissà che cosa) un bellissimo castello abitato da Piccoli Principi. I bambini del mondo sono lì, col naso schiacciato contro i vetri dai quali si intravede quel castello… Soltanto loro lo sanno vedere, poiché, come dice il personaggio del Controllore, soltanto i bambini schiacciano il naso contro i vetri… Ognuno dei bambini del mondo cui facciamo schiacciare invano il naso contro i vetri ha il diritto di maledirci per sempre…".
“Relazione alle “Giornate internazionali per la salute dei bambini”
FIRENZE, 4-7 aprile 2003
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